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venerdì 17 marzo 2017

Kabobo Expedition: i primi risultati della ricerca. I ricercatori della spedizione nella Repubblica Democratica del Congo hanno sequenziato 7 organismi in pochi giorni, direttamente sul campo.

I ricercatori della spedizione nella Repubblica Democratica del Congo hanno sequenziato 7 organismi in pochi giorni, direttamente sul campo


Resi noti i primi risultati della Kabobo Expediation, il progetto di esplorazione biologica che dal 28 gennaio al 28 febbraio ha visto impegnati i ricercatori del MUSE di Trento, dell'università di Verona e della WCS - Wildlife conservation society alla scoperta di una delle più isolate e quasi completamente inesplorate foreste montane del Congo orientale. I ricercatori della spedizione nella Repubblica Democratica del Congo hanno sequenziato 7 organismi in pochi giorni, direttamente sul campo.

Dopo il primo successo ottenuto il 7 febbraio con il sequenziamento sul campo di una rana affine a Amietia delalandi (un anfibio diffuso in alcune zone dell'Africa orientale) per il 96%, Kabobo Expedition festeggia oggi un risultato particolarmente rilevante (vedi il relativo post sul blog della spedizione su easternafromontane.org). Eseguita con successo la prima sessione di sequenziamento, la spedizione di esplorazione biologica organizzata dal MUSE di Trento in collaborazione con l'Università di Verona e WCS (Wildlife Conservation Society) sequenzia altri sei organismi: due rettili, due anfibi e due mammiferi, un pangolino e una piccola antilope di foresta. Massimo Delledonne, professore dell'Università di Verona e Anita Rodriguez Prieto, ricercatrice del Muse di Trento hanno estratto, purificato e amplificato il DNA degli animali nel laboratorio da campo attrezzato nella foresta del massiccio di Kabobo, lungo le sponde del Lago Tanganika.

Un risultato importante che porta con sé un significato profondo tanto per la conoscenza della storia evolutiva dell'area, tanto per il successo dell'innovazione tecnologica che Kabobo Expedition vuole rappresentare. Grazie al lavoro dei ricercatori e alle innovative tecnologie utilizzate nel corso della spedizione, tutto il processo di sequenziamento genetico per la lucertola Trachylepis maculilabris, l'anfibio Xenopus victorianus, il pangolino arboricolo del genere Phataginus e la rana arboricola del genere Leptopelis è stato eseguito direttamente nella foresta, dalla purificazione e amplificazione del DNA, con protocolli messi a punto da personale del MUSE e dell'Università di Verona alla successiva fase di lettura delle sequenze. "La tecnologia sviluppata da Oxford Nanopore Technologies che abbiamo utilizzato in questa spedizione"-  spiega Massimo Delledonne dell'Università di Verona - "ci ha permesso per la prima volta di caratterizzare le basi genetiche di specie selvatiche direttamente sul campo e completamente offline, in un momento in cui la scienza è sempre più dipendente da internet".

I risultati ottenuti sono stati confrontati con le sequenze depositate nella banca dati GenBank. Il blast, ovvero il confronto delle nuove sequenze con quelle presenti nella banca dati, fornisce una prima importante indicazione per capire se si tratta di specie nuove alla scienza o per confermare l'identità di un organismo. L'alto livello di similarità di Trachylepis maculilabris e Xenopus victoriansus con le sequenze della banca dati ha permesso di confermarne l'identità. Più interessante invece il caso del pangolino arboricolo e della rana arboricola. Il DNA di queste specie ha, infatti, mostrato una tale diversità con quello delle specie depositate nel database da far pensare che, se non nuove, queste siano comunque sostanzialmente diverse dalle altre, confermando quindi la singolarità della storia evolutiva di queste foreste. Anche nel caso dell'antilope il blast, indica che la specie potrebbe appartenere a un gruppo non ancora documentato nella banca dati o addirittura essere nuova. Ulteriori indagini permetteranno ai ricercatori di definire con certezza queste prime importanti indicazioni.

"Poter effettuare l'analisi genetica direttamente sul campo e poter avere in tempo quasi reale questi primi risultati preliminari - spiega il ricercatore del MUSE e coordinatore della spedizione Michele Menegon - ci permette di avere importanti indicazioni sulla storia evolutiva di questa regione, sulla sua unicità biologica e sulla sua peculiare biodiversità, informazioni fondamentali per promuovere la tutela della diversità biologica del nostro pianeta". Questi primi risultati, infatti, che andranno confermati da successive analisi, rappresentano il primo concreto contributo che Kabobo Expedition alla recente proposta di fare di quest'area un nuovo Parco Nazionale.







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