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giovedì 20 marzo 2014

Nuove professioni: lavorare e vivere su quattro ruote

Ci sono mille modi per reagire ad un imprevisto, ad una crisi o ad una catastrofe. Quello che vi raccontiamo nelle prossime righe è la storia di Riccardo, un ragazzo di trent’anni, un fascio di nervi che a deciso di vivere e lavorare in camper dopo che in tre minuti la notte del 6 aprile del 2009, il terremoto gli ha cancellato tutto.

L’abbiamo incontrato tra le montagne del Gran Sasso ospiti nel suo mondo su quattro ruote e alla domanda “come e perchè nasce l’idea di vivere in camper”, Riccardo risponde come un fiume in piena: ”Mio padre era un grande appassionato di montagna. Ogni tanto, in famiglia, si parlava di comprare un camper, ma mia madre non ne ha mai voluto sapere e l'idea fu abbandonata. Tuttavia, io non ho mai smesso di pensarci. 

L'idea della "casa mobile", che può permetterti di osservare un panorama diverso ogni giorno, ha sempre esercitato su di me un fascino irresistibile. Perciò, quando mi sono ritrovato senza casa né lavoro, a causa del sisma che ha distrutto la mia città (L'Aquila), ho pensato che il camper fosse l'unica soluzione: mi avrebbe permesso di vivere con un reddito molto basso, libero e felice fra le mie montagne abruzzesi, e soprattutto mi avrebbe consentito di continuare a fare ciò che più amo: scrivere romanzi...

Quindi siamo è corretto se diciamo che sei uno scrittore itinerante?...”La mia principale attività consiste nello scrivere narrativa e non considero la scrittura come un semplice hobby o un'attività da coltivare in base alle "mode" del momento. La scrittura rappresenta per me un lavoro complesso, che richiede grandi sacrifici, impegno, tempo, come qualsiasi altro mestiere svolto a livello professionale. Ho aperto un blog letterario, in cui mi sto impegnando al fine di promuovere questa mia passione per la narrativa, e illustrare ad altri quale meraviglioso mondo si cela dietro le lettere. Inoltre per chi vuole vivere il camper come esperienza di vita, ho un sito in cui ci sono consigli e diari di bordo dei miei viaggi. Mi cheidete se sono itinerante? Diciamo che fra le mura di una città che non è più una città, il mio camper rappresenta forse l'unico brandello di normalità, l'unico elemento ordinario e funzionale della mia nuova vita. Nonostante tutto, sono riuscito a trovare il mio posto in questa catastrofica realtà. Ho la fortuna di poter spostare la mia piccola casa da un luogo all'altro, fra piazze, vicoli e strade, dove case non ve ne sono più.

A questo punto siamo curiosi di capire come faccia a vivere e quindi, senza peccare di invadenza gli chiediamo quanto occorra come budget mensile per vivere in camper e scopriamo che “ Il grandissimo vantaggio del camper, non è solo quello di poter fare a meno di pagare un affitto, ma anche di poter fare a meno dell'automobile. Per i piccoli spostamenti quotidiani, si può lasciare posteggiato il camper e sfruttare i mezzi, oppure utilizzare uno scooter, o addirittura una bicicletta. In tutti questi casi, al sostanzioso risparmio sull'affitto, si aggiunge quello riguardante l'auto. Ritengo pertanto che con 400-500€ al mese si possa tranquillamente pensare di vivere in camper, facendo rientrare in tale cifra le spese per il cibo, il gas, le riparazioni, il gasolio e l'ammortamento mensile del mezzo. Nel mio caso, tale importo viene da una casa di mia proprietà, che ho deciso di concedere in affitto in modo da pagarmi la vita in camper.

Già pensiamo alla vita in camper, alla libertà, ma per un attimo siamo assaliti da mille dubbi, incertezze che evidentemente trapelano dai nostri occhi “Non hai paura di non avere certezze? Se domani rompi un braccio, come ti muovi? Chi pensa a te..”…Riccardo ci fa accomodare nella dinette e con una serenità disarmante ci dice “dal punto di vista emotivo, quando in una notte perdi tutto, capisci che di certo non c’è nulla se non il fatto che tu possa respirare ancora, se invece mi chiedi una risposta razionale, ti dico che si parla di pura statistica: una percentuale di imprevisti è insita in tutte le scelte. Direi che in alcuni casi è molto più rischioso pensare di accollarsi un mutuo per trent'anni, sperando che durante tale lasso di tempo non capiti nulla che ci impedisca di pagarlo fino in fondo. Mi chiedo: è più probabile che nel giro di dieci-venti-trent'anni la mia azienda possa licenziarmi (impedendomi così di pagare l'affitto o il mutuo), oppure che mi rompa un braccio, o che magari mi capiti di distruggere il camper in un incidente? In certi casi, poi, non si è mai del tutto soli. Ti rompi in braccio? Beh, non penso che amici e parenti ti abbandonerebbero al tuo destino. Se invece non paghi il mutuo o l'affitto, la situazione è ben più grigia, perché la banca e il proprietario di casa se ne fregano dei tuoi problemi, e ti sbattono per strada.

Fin qui il presente di Riccardo è ben chiaro, ma per il futuro gli chiediamo come lo veda e quali progetti abbia…“Cercherò sempre di mantenere un valido equilibrio fra passione e razionalità. Finché potrò assecondare le mie passioni senza commettere scelte avventate dal punto di vista morale ed economico, mi sento a posto. Anzi, mi sento Libero. Ovviamente non mi curerò mai di cosa pensano "gli altri" delle mie scelte. Le persone che amano giudicare negativamente e/o superficialmente scelte come la mia sono spesso illuse di essere dalla parte della ragione, in virtù di alcuni principi che essi ritengono validi "a priori". Sarebbe inutile spiegargli che tali principi in realtà non sono altro che consuetudini imposte da un certo sistema economico-meccanico, a cui non importa nulla del benessere e della crescita spirituale di una persona, ma solo del suo apporto "consumistico”.

Ci guardiamo intorno e  vediamo sulla cucina una lettera di corrispondenza e quasi per ironia gli chiediamo, ma la tua residenza dove rimane? Una multa , ad esempio, dove ti arriva?....Riccardo sorride mentre ci serve una tazza di caffè “..mi devono prima trovare! Certo che ho la residenza! E’ a casa della mia ragazza e lì ricevo la mia corrispondenza. Per chi non disponesse di una casa "d'appoggio" in cui chiedere la residenza, esistono comunque altre possibilità: basta chiedere nel proprio Comune. 

Possibile che non ci sia alcun rimpianto della tua vita passata o nessun ostacolo che ti faccia dire basta? …”Non ricordo alcun ostacolo di rilievo. La vita in camper è sempre stata una fonte continua di stimoli e scoperte. In camper ho scoperto il valore di“uno”: un centimetro, un litro d'acqua, una luce accesa. Ho scoperto l'appagamento inaspettato di vivere in un microcosmo che non ammette il superfluo. I piccoli spazi del camper sono come scrigni, custodi di oggetti utili e preziosi. Non c'è tempo né spazio per altro. E questo mi piace."

Qualche volta ho dovuto provvedere a piccole riparazioni, ma nulla di serio. Bisogna solo armarsi di molta pazienza: caricare l'acqua, scaricare l'acqua, rifornirsi di gas...sono attività che alla lunga possono stancare. Se si pensa però a quanto tempo, denaro e grattacapi comporta mantenere una casa e un'automobile, allora appare subito evidente che le poche "scomodità" della vita in camper sono davvero trascurabili, specie se si pensa alle immense agevolazioni e soddisfazioni che il camper ci offre in cambio.

Personalmente non sono un soggetto molto tranquillo, mi altero facilmente quando le cose non vanno per il verso giusto e il camper a volte (con i suoi malfunzionamenti) ne ha pagato le conseguenze a suon di “calci”. Tuttavia, la vita in camper mi ha aiutato a smussare anche questo lato "ruvido" del mio carattere: dopo quattro anni di vita in camper, sono diventato molto più calmo e tollerante.

Usciamo dal camper e sotto la veranda gli chiediamo quali sono i ricordi più belli?
E’ questione di un attimo e Riccardo rientra nella “casa con le ruote” e con orgoglio ci dice “penso che qualche riga del mio libro possa rispondere chiaramente”. Inizia a leggere e noi capiamo perfettamente e forse invidiamo la sua scelta di vita .

"Chiudo la tenda. Sono solo ora, appartato nella mia nuova culla, protetto dal solidoinvolucro del camper. [...] Mi volto a destra e apro l'oscurante della finestra. A pochi metri da me, la sagoma del bosco si staglia nitida e irsuta contro il cielo stellato. Gli alberi sono neri, ma non è il nero degli abiti dasera o dello schermo spento della tv. E' un colore che la maggior parte della gente ha dimenticato, un nero che inquieterebbe non poco chi è abituato ad andare a letto col rumore del vicino di casa che tira lo sciacquone del water."

Cristiano Fabris

Per sapere di più di Riccardo e dei suoi viaggi e romanzi: www.vivereincamper.it

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